Dolore, ferite croniche e memoria: il Dott. Domenico Ciancia racconta la geriatria a Bari
Intervista a Dott. Domenico Ciancia · Specialista in Geriatria e Farmacologia
Dolore persistente, ferite croniche e disturbi della memoria sono tra le condizioni che possono incidere maggiormente sull’autonomia e sulla qualità della vita della persona anziana. Ne parliamo con il Dott. Domenico Ciancia, specialista in Geriatria e Farmacologia, che pone al centro del percorso di cura una valutazione globale e personalizzata del paziente.
Un approccio globale alla persona anziana
Dottor Ciancia, oggi quali sono le problematiche che portano più frequentemente i pazienti anziani alla sua attenzione?
«Sono soprattutto tre le situazioni che possono compromettere significativamente la qualità della vita: il dolore persistente, le ferite croniche difficili da guarire e i disturbi della memoria e delle funzioni cognitive.
Il mio obiettivo è affrontare queste problematiche con una valutazione globale del paziente, perché nell’anziano spesso più condizioni sono collegate tra loro. Un dolore può ridurre la mobilità, l’immobilità può favorire la comparsa di lesioni da pressione e una condizione di fragilità può rendere più complessa la gestione della malattia.»
Il dolore non deve diventare la normalità
Partiamo dal dolore. Esistono oggi alternative o integrazioni alle terapie farmacologiche?
«In alcuni pazienti, dopo un’accurata valutazione clinica, possono essere prese in considerazione procedure infiltrative. Tra queste rientrano le infiltrazioni con acido ialuronico e i trattamenti con ozono, quando appropriati.
L’obiettivo è intervenire sul dolore e, quando possibile, favorire un miglioramento della funzionalità e della qualità della vita. Naturalmente non esiste una terapia valida indistintamente per tutti: ogni trattamento deve essere preceduto da una diagnosi e da una valutazione delle indicazioni e delle eventuali controindicazioni.»
Quindi il messaggio è chiaro: convivere con il dolore non deve essere considerato inevitabile?
«Esattamente. Soprattutto nell’anziano, dire “è normale alla sua età” può significare trascurare un problema che invece merita di essere valutato e trattato.»
Quando una ferita non guarisce, serve uno specialista
Passiamo alla vulnologia. Perché una ferita cronica richiede un’attenzione particolare?
«Perché una ferita che non guarisce può essere il segnale di un problema sottostante. Le ulcere da pressione, le cosiddette piaghe da decubito, e le ulcere venose degli arti inferiori necessitano di una corretta diagnosi della causa e di un trattamento personalizzato.
Non basta semplicemente “medicare una ferita”. Bisogna valutare il tipo di lesione, la circolazione, la pressione esercitata sulla zona, la mobilità del paziente, lo stato nutrizionale e tutte le condizioni che possono ostacolare la guarigione.»
E nel caso delle ulcere venose?
«È fondamentale comprendere il problema circolatorio che sta alla base della lesione. Una corretta diagnosi permette di impostare il percorso terapeutico più appropriato, che può comprendere, quando indicato, terapia compressiva, medicazioni e trattamento della patologia venosa sottostante.»
Memoria e invecchiamento: quando è il momento di approfondire?
Uno dei timori più grandi, soprattutto nelle famiglie, riguarda la perdita di memoria. Quando è opportuno rivolgersi al medico?
«Quando i disturbi iniziano a interferire con la vita quotidiana. Dimenticare occasionalmente un nome o un appuntamento può accadere a qualsiasi età. Diverso è quando compaiono difficoltà progressive nel ricordare informazioni recenti, organizzare le attività quotidiane, gestire situazioni abituali o orientarsi.
In questi casi è importante non aspettare. Una valutazione precoce permette di capire se si tratta di un normale cambiamento legato all’età, di un disturbo cognitivo o di una condizione che necessita di ulteriori approfondimenti.»
Quanto è importante coinvolgere i familiari?
«È fondamentale. Spesso sono proprio i familiari a notare per primi cambiamenti nel comportamento, nella memoria o nelle capacità quotidiane. La diagnosi di una demenza non riguarda soltanto il paziente: coinvolge l’intera famiglia. Per questo è importante fornire informazioni, indicazioni e un percorso di assistenza adeguato.»
Dalla diagnosi alla cura: al centro c’è la persona
Qual è, in definitiva, la filosofia che guida il suo lavoro?
«Mettere la persona al centro.
Un paziente anziano non è soltanto una diagnosi. È una persona con una storia, delle esigenze, delle paure e degli obiettivi. Per questo ritengo fondamentale dedicare attenzione sia alla diagnosi sia all’aspetto umano della cura.
Dolore, ferite croniche, fragilità e disturbi cognitivi possono condizionare profondamente l’autonomia. Intervenire con una valutazione tempestiva e personalizzata significa cercare di preservare il più possibile funzionalità, dignità e qualità della vita.»
Un invito a non aspettare
Qual è il suo messaggio finale per i pazienti e per le loro famiglie?
«Non bisogna rassegnarsi al dolore. Non bisogna sottovalutare una ferita che non guarisce. E non bisogna considerare ogni problema di memoria come una normale conseguenza dell’età.
Una valutazione specialistica può essere il primo passo per comprendere il problema e individuare il percorso più appropriato.
Prendersi cura della propria salute significa anche non aspettare che un disturbo diventi invalidante prima di affrontarlo.»
Per approfondire: geriatraabari.it