Presidio davanti alla Questura di Bologna dopo le perquisizioni su certificati per i Cpr
Solidarietà ai medici coinvolti nell'inchiesta sulle presunte false certificazioni; cinque sanitari portati in Questura, lavorano tra Bologna, Ravenna e Ferrara, riferisce la Dire
Davanti alla Questura di Bologna si è tenuto un presidio di protesta per manifestare vicinanza ai medici coinvolti nell'inchiesta sulle presunte false certificazioni sanitarie relative all'inidoneità all'ingresso nei Cpr. L'operazione ha portato alla perquisizione di alcuni professionisti e al loro accompagnamento in Questura;, come riferisce la Dire, al momento risultano cinque sanitari interessati che operano in strutture di Bologna, Ravenna e Ferrara.
"Si sono svolti fatti gravissimi all'alba – spiega Marica Greco del Laboratorio di salute popolare – nei confronti di alcuni colleghi infettivologi che sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e poi portati in Questura. Siamo qui in solidarietà a questi colleghi, ma soprattutto per dire che il nostro ruolo di cura e il ruolo dei sanitari non può essere piegato alle richieste di uno Stato che intende recludere le persone all'interno di questi luoghi che ammalano e che producono morte".
Greco ha inoltre richiamato quella che definisce la "patogenicità" dei Cpr e la letteratura che, a suo giudizio, la testimonia: "testimoniata da ampissima letteratura, per cui seguiamo semplicemente il codice deontologico della nostra professione, che ci impone di promuovere sempre in ogni situazione la tutela della salute delle persone che incontriamo nel nostro percorso professionale".
Secondo la portavoce del presidio, è inaccettabile che i colleghi vengano accusati di reati così gravi: "Per questo, sostiene, è "inaccettabile che si venga accusati di un'accusa così grave e sostanzialmente infondata dal punto di vista sia deontologico che legale".
I manifestanti hanno richiamato anche il caso verificatosi a Ravenna nei mesi scorsi. "Ma con l'aggravante che in questo caso la perquisizione è avvenuta sul territorio nazionale - sottolinea Greco - per cui non è più un caso isolato, ma c'è proprio la precisa volontà politica di estenderlo a tutto il territorio e creare un precedente molto pericoloso, perché espone la professione al rischio di dover giustificare e difendere la propria autonomia, che invece è un qualcosa che dovrebbe essere dato per assodato".