Due professioniste del Sant’Orsola ascoltate in Questura nell’inchiesta sulle certificazioni per i Cpr
La direttrice Gibertoni conferma il coinvolgimento dell’ospedale: «Non sono indagate». Presidio di solidarietà a piazza Galilei e nuovo sit‑in il 19 settembre a Bologna.
Due delle cinque persone ascoltate questa mattina in Questura a Bologna nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte false certificazioni mediche di non idoneità al trattenimento nei Cpr sono in servizio al Policlinico Sant’Orsola. La conferma è arrivata dalla direttrice generale dell’ospedale, Chiara Gibertoni.
«Avendo noi le malattie infettive ed essendo il riferimento per tutta l'area metropolitana, siamo coinvolti», ha detto Gibertoni, precisando che si tratta di «due colleghe che però, ci tengo a precisare, non sono indagate». La direttrice ha aggiunto di avere «pochissime» informazioni e di non avere elementi per capire la dinamica dell'iniziativa: «È successo tutto stamattina».
In mattinata in piazza Galilei si è svolto un presidio promosso da alcune realtà, tra cui il Laboratorio di salute popolare, in solidarietà con i medici coinvolti negli accertamenti. «C'è una linea rossa che è stata oltrepassata», ha dichiarato Emanuele, un medico specializzando a Bologna, sostenendo che lo Stato starebbe cercando di intervenire in contrasto con il codice deontologico medico.
È stato annunciato un nuovo presidio per sabato 19 settembre alle 18 in piazza del Nettuno, indetto dal Laboratorio di Salute Popolare insieme, tra le altre sigle, a Mediterranea, Sanitari per Gaza e Cgil.
Vanessa, del team medico di Mediterranea, ha detto di non essere sorpresa: ha richiamato le accuse rivolte a medici a febbraio a Ravenna e ha espresso critiche verso l'azione del governo, attribuendo a quest'ultimo l'intento di «criminalizzare, detenere e rinchiudere le persone in luoghi che è comprovato siano patogeni per la salute fisica e mentale», e difendendo chi agisce «in scienza e coscienza» secondo il proprio codice deontologico.
Le dichiarazioni riportate sono quelle diffuse dalle persone e dalle organizzazioni indicate nelle ricostruzioni pubblicate oggi; non risultano al momento elementi diversi da quanto comunicato dalla direzione del Policlinico Sant’Orsola.