Operazione Fly Trap: la polizia, anche da Bologna, coinvolta nell'inchiesta su una rete pedopornografica
Diciassette persone arrestate o sottoposte a fermo, 23 perquisizioni e circa 200 dispositivi sequestrati. L'indagine coordinata dalla DDA di Roma ha coinvolto oltre cento operatori specializzati.
L’operazione Fly Trap ha avuto come bilancio, secondo la polizia di Stato, diciassette persone arrestate o sottoposte a fermo, ventitré perquisizioni e l’impossessamento di circa 200 dispositivi informatici tra smartphone, tablet, computer e hard disk.
L’indagine, avviata nel 2024 e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma, è stata condotta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica. Vi hanno preso parte oltre cento operatori specializzati, con il coinvolgimento dei centri operativi e delle sezioni di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trento e Venezia, e con il supporto della Polizia scientifica. Ad alcuni interventi, come osservatori, hanno assistito operatori della Homeland Security Investigations.
L’attività investigativa è partita dopo una segnalazione della Homeland Security Investigations relativa a un gruppo attivo su Telegram denominato “New Saga”, all’interno del quale la polizia ritiene fosse avvenuta la diffusione di materiale pedopornografico. L’analisi delle transazioni in criptovaluta collegate all’accesso alla comunità avrebbe consentito di identificare, nel maggio 2024, uno dei presunti amministratori: un 24enne campano oggetto di perquisizione personale, domiciliare e informatica.
Da allora gli investigatori, proseguendo un’attività sotto copertura tra il 2024 e il 2025 in collaborazione con l’agenzia statunitense, avrebbero progressivamente ottenuto ruoli di co-amministrazione in alcuni gruppi. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, le comunità venivano ricreate dopo ogni chiusura sotto nomi riconoscibili solo ai partecipanti, tra cui “New Saga-La Zanzara 2” e successive versioni. Sarebbero stati impiegati canali privati organizzativi, tra cui uno chiamato “La Sala dei Re”.
La struttura descritta dagli inquirenti prevedeva amministratori con compiti specifici di gestione, moderazione, predisposizione di sistemi per l'anonimato, uso di cloud e server virtuali, cifratura dei file e sviluppo di programmi automatizzati. Bot sarebbero stati utilizzati per gestire il numero elevato di utenti e garantire la continuità delle comunità.
La comunità individuata dalla polizia avrebbe riunito 1.009 partecipanti. L’accesso sarebbe avvenuto tramite link dedicati e la permanenza nel gruppo, secondo gli investigatori, richiedeva il versamento di piccole somme in criptovaluta definite “donazioni” o la condivisione di nuovo materiale illecito.
Durante l’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di materiale, indicati come oltre 22mila video e 34mila immagini. La quantità complessiva dei contenuti sequestrati nelle perquisizioni è in corso di quantificazione.
Su richiesta della Procura di Roma il giudice per le indagini preliminari ha emesso sei ordinanze di custodia cautelare in carcere; per uno degli indagati la misura è stata sostituita con gli arresti domiciliari per motivi di salute. I provvedimenti hanno riguardato, tra gli altri, tre italiani residenti nelle province di Napoli, Barletta e Verona e un cittadino svizzero indicati come organizzatori o promotori; altre misure hanno coinvolto persone residenti nelle province di Messina e Genova.
Ventidue italiani sono stati sottoposti a perquisizione personale, domiciliare e informatica. Dieci di loro sono stati arrestati in flagranza, in quanto ritenuti attivi nella condivisione e detenzione di ingenti quantità di materiale; sei degli arrestati risiederebbero nelle province di Torino, Milano e Padova, mentre gli altri sono stati individuati nelle province di Fermo, Cagliari, Palermo e Treviso. Alcuni soggetti avevano precedenti specifici, altri risultavano incensurati.
Un ulteriore sviluppo legato all’esecuzione della misura nei confronti del cittadino svizzero ha portato, secondo la polizia, alla luce elementi su un altro presunto amministratore. L’uomo, descritto come un 26enne incensurato individuato in provincia di Cremona, è stato sottoposto a perquisizione nella notte del 16 settembre dalla Polizia cibernetica della Lombardia e, al termine dell’attività, a un fermo di indiziato di delitto disposto dall’autorità giudiziaria romana.
L’inchiesta avrebbe portato all’individuazione di 996 utenze collegate a Paesi esteri; le informazioni sono state trasmesse alle autorità competenti tramite i canali di cooperazione internazionale, con il supporto operativo di Europol e la collaborazione di Interpol. L’obiettivo dichiarato dalle autorità è identificare gli utenti e le vittime ritratte nei contenuti per attivare le procedure necessarie alla loro protezione. La polizia riferisce che il gruppo non risulterebbe più attivo.