Cooperare con Libera Terra a Bologna: vent'anni di riuso dei beni confiscati e la sfida per il futuro
Auditorium Granarolo ospita il convegno per il ventennale: da Bologna l'appello a nuove alleanze, risorse e giovani cooperatori
A Bologna, presso l'Auditorium Granarolo, si è tenuta il 18 settembre 2026 la giornata dedicata al ventennale di Cooperare con Libera Terra, nata il 27 maggio 2006 per mettere a disposizione del riuso sociale dei beni confiscati le competenze del movimento cooperativo. L'iniziativa ha riunito istituzioni, cooperative, società civile e imprese per fare il punto sulle esperienze avviate e sui bisogni per il prossimo periodo.
Cooperare con Libera Terra si è costituita a Bologna con 25 soci iniziali e nel tempo ha sviluppato una rete a livello nazionale offrendo gratuitamente know‑how, consulenza e accompagnamento imprenditoriale. Il modello è stato descritto come una «banca delle competenze» rivolta a rendere sostenibili le attività nate su terreni e immobili sottratti alla criminalità organizzata.
All'appuntamento hanno partecipato, fra gli altri, il presidente della Regione Emilia‑Romagna Michele de Pascale, il sindaco Matteo Lepore, il presidente di Granarolo Stanislao Fabbrino, la presidente di Cooperare con Libera Terra Rita Ghedini, il presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini, il presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà, la co‑presidente di Libera Francesca Rispoli e, nelle conclusioni, don Luigi Ciotti.
Nel suo intervento Rita Ghedini ha richiamato l'importanza di collegare il tema della legalità e della giustizia sociale alle grandi trasformazioni in corso: «I grandi temi del momento - guerre, cambiamento climatico, transizione digitale - appaiono oggi più attuali del tema delle mafie, ma è necessario ricordare che giustizia sociale e legalità sono la condizione presupposta di ogni trasformazione». Ghedini ha poi sottolineato la necessità di coinvolgere nuove generazioni: «Abbiamo bisogno di una nuova leva di ragazze e di ragazzi che sostengano questo progetto. Abbiamo bisogno di essere pragmatici e visionari. Abbiamo bisogno del vostro impegno e del vostro entusiasmo».
Il 2026 segna anche il trentennale della legge 109 del 7 marzo 1996, che ha aperto la strada al riutilizzo sociale dei beni confiscati. Secondo Cooperare con Libera Terra, oggi in Italia sono oltre 1.300 i soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, pur restando ancora molti patrimoni inutilizzati o bisognosi di risorse per la rifunzionalizzazione.
Per sostenere questi interventi, Cooperare con Libera Terra e Legacoop appoggiano la campagna promossa da Libera per destinare il 2% del Fondo unico di giustizia alla rifunzionalizzazione dei beni confiscati. Sul tema del rilancio del riuso sociale è intervenuto anche Simone Gamberini, che ha indicato la necessità di ampliare le esperienze di riuso e di consolidare strumenti di sostegno: «Vogliamo mettere in campo mezzi concreti, finanziari, alleanze, che possano supportare il percorso di sviluppo dei beni confiscati e mettere in rete le cooperative per garantire loro un accompagnamento. Vogliamo farlo nella convinzione che sia una priorità».
La tavola rotonda intitolata «Legge 109, una conquista da rilanciare» ha visto tra i relatori Carmelo Pollichino, presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, Maria Rosaria Laganà, direttrice dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, l'amministratore giudiziario Rosario Di Legami e Alessio Festi, responsabile nazionale Legalità e sicurezza della Cgil. Un secondo confronto ha approfondito il rapporto tra cooperazione e società civile con la partecipazione, oltre a Gamberini, di Roberto Montà, Francesca Rispoli e della senatrice Vincenza Rando, componente della Commissione parlamentare antimafia.
A chiudere la mattinata è stato don Luigi Ciotti, che ha ribadito l'impegno a trasformare i patrimoni confiscati in occasioni concrete di lavoro, dignità e cittadinanza, mantenendo alta l'attenzione sulle capacità di adattamento delle organizzazioni mafiose. Nel suo intervento Ciotti ha ricordato la recente scomparsa di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, richiamando la storia della madre e della figlia come parte del percorso di contrasto alla violenza mafiosa.
L'appuntamento bolognese ha rappresentato un momento di sintesi sul lavoro svolto in vent'anni e sull'urgenza di rafforzare alleanze, strumenti finanziari e il coinvolgimento delle nuove generazioni per proseguire il riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.