A Piazza Maggiore Pizzaballa invita i nuovi manager a costruire un futuro che includa tutti
Alla Graduation 2026 della Bologna Business School il Patriarca di Gerusalemme ha rivolto ai 782 diplomati un appello alla responsabilità e alla verità
La cerimonia di Graduation 2026 della Bologna Business School, svolta in Piazza Maggiore, ha visto l’intervento del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, autore del Commencement Speech intitolato "Cosa vale la pena costruire".
All’appuntamento hanno preso parte 782 diplomati provenienti da 54 Paesi. Pizzaballa, rivolgendosi ai giovani manager, ha preso spunto dalla situazione nella Terra Santa per sviluppare una riflessione sulla responsabilità di chi guiderà aziende, organizzazioni e istituzioni.
"Io vengo da Gerusalemme e quando penso alla parola costruire porto con me anche l'immagine di ciò che è stato distrutto", ha esordito il Patriarca, ricordando case e vite spezzate e sottolineando che "quanto tempo occorrerà perché insieme agli edifici possa essere ricostruita la fiducia".
Per Pizzaballa ricostruire non significa soltanto rialzare muri: "Chi abita una casa deve poter credere che vi sarà un domani, che i propri figli avranno una possibilità, che la vita non sarà nuovamente cancellata". La distruzione prodotta dalla guerra incide infatti anche sulla capacità di immaginare un futuro, "anche quando il rumore delle armi si allontana".
Il Patriarca ha sollevato una domanda centrale per i presenti: "Che cosa permette a una persona di continuare a prendersi cura del futuro anche quando non ne ha alcuna garanzia?" Pur riconoscendo che "l'incertezza di chi comincia un percorso professionale e quella di chi cerca di sopravvivere a una guerra hanno un peso incomparabile", ha richiamato la responsabilità di scegliere senza conoscere completamente l’esito delle proprie decisioni.
Allargando lo sguardo alle società contemporanee, Pizzaballa ha osservato che "il futuro del mondo somiglia sempre di più a Gerusalemme", città dove popoli, culture e religioni differenti convivono e portano con sé storie e paure. La sfida, ha detto, è "imparare a vivere insieme tra persone che hanno tradizioni, fedi e visioni di vita differenti", mantenendo la propria identità e riconoscendo quella degli altri.
La verità è indicata come punto di partenza: "La nostra storia e il dolore che abbiamo vissuto possono rendere difficile riconoscere la sofferenza degli altri"; cercare la verità implica accettare di cambiare giudizio e lasciarsi correggere, pur senza attribuire lo stesso valore a tutte le versioni. "Le responsabilità vanno riconosciute e le ingiustizie chiamate per nome", ha scandito il Patriarca.
Un passaggio intenso del discorso ha riguardato il rapporto tra dolore e odio: "La persona che diventiamo si costruisce anche attraverso ciò che finiamo per considerare normale". "Custodire la libertà significa anche raccontare la verità di una storia dolorosa senza trasmettere odio. Si può piangere i propri morti senza desiderare la morte altrui", ha aggiunto, ricordando che il percorso di chi ha subito violenza non può essere imposto dall'esterno e che la giustizia deve chiedere verità e responsabilità.
Rivolgendosi specificamente ai diplomati, Pizzaballa ha interrogato: "Nel futuro che immaginiamo, chi trova posto?" e ha richiamato la responsabilità nella costruzione di organizzazioni: "Il potere non si misura da ciò che possiamo ottenere per noi stessi, ma dalle possibilità che apriamo o chiudiamo per gli altri". Ha sottolineato che a chi esercita responsabilità servono competenza, capacità di ascoltare e giudicare, disponibilità a rispondere delle proprie scelte, verificarne le conseguenze e correggerle.
Tornando alla sua esperienza in Terra Santa, il Patriarca ha affermato: "Non ho garanzie sul futuro della Terra Santa, ma ho legami che mi rendono corresponsabile del suo futuro" e ha dichiarato che lo sostiene la convinzione che "la vita di ciascuno abbia un valore che nessuna violenza può cancellare". La risposta alla domanda iniziale, secondo Pizzaballa, è costruire "qualcosa di cui altri possano vivere", uno spazio per la libertà dal quale ripartire.
Ad aprire la Graduation era stato Romano Prodi, presidente del Collegio di Indirizzo BBS, che ha parlato delle trasformazioni attese nel lavoro, dall'intelligenza artificiale alla transizione ecologica e alle tensioni economiche e sociali, invitando i diplomati a guardare oltre bilanci e strategie e a considerare la comunità circostante. "Non abbiate paura perché le novità vi accompagneranno per tutta la vita"; "Avremo un futuro difficile e faticoso", ha avvertito.
La cerimonia ha segnato anche il primo intervento ufficiale della nuova Dean Christiane Spitzmueller, proveniente dall'Università della California. Con la sua nomina si completa il nuovo assetto della governance della scuola: Massimo Bergami, presidente esecutivo, sarà maggiormente concentrato su strategia, corporate partnership e relazioni internazionali, mentre la Dean sarà focalizzata sull'offerta formativa e sulla gestione di partecipanti e docenti.
Spitzmueller ha rimarcato che "in un mondo in cui la conoscenza è sempre più accessibile, ciò che conta più di quello che sapete è ciò che fate con quella conoscenza" e ha invitato a confrontarsi con l'intelligenza artificiale "non con paura, non con entusiasmo cieco, ma con curiosità, pensiero critico e senso di responsabilità".
Tra le novità annunciate dalla scuola, tutti i Master saranno quest'anno "AI Enhanced" e ogni corso avrà un agente AI personalizzato che evolverà con la classe; entro la fine dell'anno anche tutti i docenti dovranno conseguire una certificazione riconosciuta sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella didattica. "Stiamo sviluppando un agente di intelligenza artificiale per ogni Master", ha spiegato Bergami, definendo il progetto parte di una nuova fase per la scuola.
A chiudere la cerimonia e a conferire ufficialmente i titoli è stato il rettore dell'Università di Bologna, Giovanni Molari, che ha parlato di inizio di una responsabilità e ha richiamato il coinvolgimento della comunità universitaria sulla guerra in Palestina, ringraziando Pizzaballa per una "lezione di umanità e di giustizia". "Non esiste vera leadership senza capacità di ascolto, né innovazione senza apertura verso ciò che ancora non conosciamo", ha concluso Molari.