Bologna · 21 Settembre 2026

Casa Merlani apre le porte al quartiere con una festa di fine estate

Banchetti, musica e un pranzo condiviso per avvicinare residenti e giovani ospiti; gli operatori spiegano i percorsi di accoglienza

Casa Merlani apre le porte al quartiere con una festa di fine estate

Casa Merlani, la comunità che accoglie minori stranieri non accompagnati in via Siepelunga, ha organizzato una “Festa di fine estate” rivolta al quartiere con l’obiettivo di favorire il dialogo e il confronto con i residenti.

Nel programma sono stati inclusi banchetti con prodotti della collina bolognese, opere dei Pittori di Montmartre e il “Libro dei ricordi di Monte Donato”. È stato proposto anche un percorso che dal parco di Villa Mazzacorati conduce fino a Casa Merlani lungo il sentiero CAI 908. Alle 13 si è svolto il “pranzo della sporta”, con lo slogan “Ogni cosa ciascun porta”. Nel pomeriggio sono intervenuti Giorgio Comaschi e la band Mundo Verde ha offerto la parte musicale.

A raccontare il lavoro della struttura è Francesco, uno dei dieci operatori: “Qua sono arrivati tutti minorenni”, spiega. Ha illustrato come, a fronte di percorsi positivi nella formazione e nel comportamento, si valuti il proseguimento dell’accoglienza fino ai 21 anni o, in alternativa, un periodo di sei mesi dopo la maggiore età per favorire l’uscita dal sistema.

Secondo quanto riferito, la maggior parte dei giovani ospitati proviene dal Nord Africa: attualmente ci sono ragazzi provenienti da Egitto, Tunisia, Ghana, Guinea, Albania e Senegal.

Casa Merlani è stata individuata per accogliere i più giovani; la prima accoglienza è indicata a Sasso Marconi, dove si trova Villa Angeli, una struttura da 50 posti. Nell’équipe lavorano anche operatori madrelingua araba: “una egiziana e un tunisino, poi c'è un senegalese e un'iraniana”, ha precisato Francesco.

Tra le criticità segnalate dagli operatori c’è il peso emotivo del viaggio compiuto dai ragazzi: “Non è una cosa da poco, perché crea tutta una serie di problematiche in termini emotivi”, ha osservato Francesco, sottolineando la necessità di creare un ambiente che possa prendersi cura e mitigare la sofferenza legata alla separazione dalle famiglie.

L’accoglienza richiede anche l’imposizione di regole e la gestione dei conflitti quotidiani: “Un po’ si scherza, un po’ ci si abbraccia. Poi ci sono i conflitti e quindi ci vuole un contenimento, una parte di regole da far rispettare e un lavoro sulla convivenza, non sono un buonista, ho preso anche provvedimenti seri”, ha detto l’operatore.

Francesco ha inoltre richiamato le diverse strade con cui i ragazzi arrivano in Italia — alcuni via mare e tramite hotspot — e il rischio che, scoraggiati dai tempi lunghi dell’accoglienza, alcuni si allontanino. Ha ricordato che per legge il minorenne deve essere collocato in una struttura che lo tuteli sotto il profilo legale, sanitario ed educativo e che tutti i giovani ospitati frequentano la scuola.

Sull’edificio della comunità è stata segnalata la necessità di lavori: essendo un’ex scuola “molto vecchia”, servono interventi strutturali. L’avvio della struttura ha suscitato inizialmente diffidenze e tensioni sul territorio e attenzione mediatica: “Sono stato quasi messo in croce perché sono venuti a fare dei servizi televisivi”, ha ricordato Francesco. Dopo incontri con il quartiere, secondo l’operatore si è avviato un dialogo che le iniziative come la festa intendono consolidare. L’appuntamento è alla prossima festa di Natale.

Fonte: Raccontiamo Bologna

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