Firenze · 16 Settembre 2026

Asl conferma la chiusura della Rsa 'Le Civette' a San Salvi: 29 lavoratori rischiano il licenziamento

La struttura ospita 19 anziani; sindacati contestano le motivazioni tecniche e chiedono chiarimenti alle istituzioni

Asl conferma la chiusura della Rsa 'Le Civette' a San Salvi: 29 lavoratori rischiano il licenziamento

L'Asl Toscana Centro ha confermato la decisione di chiudere la Residenza Sanitaria Assistenziale 'Le Civette' nel complesso di San Salvi, struttura che al momento ospita 19 anziani. La gestione è affidata alla società Proges, che ha annunciato l'intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo per 29 lavoratori conseguente alla cessazione dell'attività prevista per il 31 dicembre.

I sindacati presenti all'incontro con i rappresentanti dell'Asl, insieme a Proges e alla Società della Salute, hanno riferito che l'azienda sanitaria ha manifestato una disponibilità di massima a individuare soluzioni per la ricollocazione del personale, ma che finora non è stato presentato alcun piano concreto. La Cgil ha ribadito la contrarietà alla chiusura.

L'Asl motiva la scelta con problemi strutturali: un'ala della Rsa che ospitava 20 pazienti è chiusa dal 2023, così come il centro diurno per malati di Alzheimer, da 15 posti, sempre dal 2023. L'azienda ha inoltre manifestato l'intenzione di trasferire in parte negli spazi della struttura propri uffici oggi in affitto, con l'obiettivo di ridurre i costi.

I sindacati contestano le ragioni tecniche addotte e chiedono chiarimenti. Il Cub Sanità ricorda che a ottobre 2023, quando fu effettuata la chiusura parziale di un'ala, era previsto un piano di adeguamento strutturale per il ripristino; secondo il sindacato non è chiaro cosa sia stato realizzato in questi tre anni e non risulta che l'Asl abbia individuato una struttura alternativa per il trasferimento complessivo di utenti e lavoratori.

Anche i parenti degli ospiti e Usb hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sul piano sociale ed economico: 'Le Civette' è tra le ultime Rsa pubbliche rimaste e applica una quota sociale di circa 70 euro al giorno, mentre, secondo il sindacato, le strutture private possono arrivare anche a 130 euro giornalieri. I familiari temono un aumento dei costi per le famiglie e un impoverimento dell'offerta sociosanitaria locale, in un contesto segnato da liste d'attesa per le strutture residenziali assistite.

I sindacati hanno inoltre segnalato criticità sulla ricollocazione del personale: gran parte del personale ha anzianità di servizio tra 10 e 20 anni con scatti salariali maturati, fattore che potrebbe complicare l'assorbimento da parte di altre cooperative, e denunciano che l'Asl non avrebbe ancora contattato servizi per verificare concrete possibilità di ricollocamento.

Negli ultimi giorni si sono svolte proteste dei parenti davanti alla sede della Regione in piazza Duomo e sotto Palazzo Vecchio. Lunedì una delegazione è stata ricevuta dall'assessora regionale alla sanità Monia Monni e dall'assessore comunale al welfare Nicola Paulesu. I sindacati hanno chiesto un ulteriore incontro con il direttore generale della Asl, Valerio Mari, alla presenza di rappresentanti di Regione e Comune, auspicando almeno una proroga della chiusura, al momento fissata al 31 dicembre, sebbene le fonti sindacali giudichino difficile ottenerla.

Le parti coinvolte continuano a chiedere chiarimenti sul destino dell'area di San Salvi e sulla tutela di ospiti e lavoratori, mentre al momento non è emerso un piano condiviso e concreto per il trasferimento o la ricollocazione degli interessati.

Fonte: Raccontiamo Firenze

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