Peste suina: 645 focolai nei cinghiali in Toscana, misure attive anche nella provincia di Firenze
Regione e commissario tracciano il quadro e confermano interventi di biosicurezza e controllo del territorio
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il commissario straordinario Giorgio Briganti hanno fatto il punto sulle attività di contrasto alla peste suina africana (PSA) a Palazzo Strozzi Sacrati, confermando che le misure regionali seguono le direttive nazionali e sono attive anche nella provincia di Firenze.
Dal gennaio 2026 al 14 settembre sono stati individuati 645 focolai nei cinghiali e due focolai negli allevamenti domestici, segnalati a Comano (Massa-Carrara) e San Marcello Piteglio (Pistoia). Gli interventi si concentrano soprattutto nei comuni delle zone di restrizione delle province di Massa-Carrara, Lucca, Pistoia, Prato, Pisa e Firenze, dove sono applicate misure specifiche di controllo e prevenzione.
“Sono convinto – ha detto il presidente Giani - che grazie alla misure che abbiamo messo in atto insieme al commissario Briganti riusciremo a contenere il più possibile gli effetti di questa malattia. Tra queste azioni, penso per esempio al sistema di barriere predisposte per impedire i passaggi dei cinghiali attraverso le grandi arterie viarie come la A11 o la Fi.Pi.Li, al fine di impedire il contagio nelle aree più a sud della regione. Grazie a questa e all’insieme di tutte le altre attività vogliamo contenere il più possibile questa patologia e evitare che il contagio arrivi soprattutto negli allevamenti con potenziali danni a un settore che invece vogliamo conservare e valorizzare”.
La peste suina africana è una malattia virale altamente contagiosa per cinghiali e suini domestici, non pericolosa per l'uomo. Il virus può sopravvivere nell'ambiente e nei materiali contaminati, motivo per cui la rimozione tempestiva delle carcasse e le misure di biosicurezza negli allevamenti sono considerate cruciali.
La strategia di contrasto illustrata si basa sul Piano strategico operativo per Toscana ed Emilia-Romagna e punta su tre direttrici: ricerca delle carcasse, riduzione della popolazione di cinghiali e rafforzamento della biosicurezza. La ricerca attiva delle carcasse è stata potenziata grazie all'impiego di unità cinofile specializzate e al supporto dell'ENCI, e sono aumentati i prelievi faunistici rispetto all'anno precedente.
Per la biosicurezza è stata costituita una task force di veterinari per rafforzare la prevenzione negli allevamenti, con formazione dedicata agli operatori. Proseguono inoltre attività di informazione e coordinamento con enti locali e forze dell'ordine, la posa di cartellonistica nelle aree a rischio e una nuova ordinanza regionale per la gestione delle risorse destinate ad abbattimenti e misure di mitigazione.
La situazione epidemiologica viene monitorata costantemente e gli interventi sono adattati progressivamente dalla Regione Toscana e dal commissario regionale, in coordinamento con le autorità nazionali, con l'obiettivo di tutelare il patrimonio zootecnico del territorio.