Nuovo piano regolatore portuale: tre scenari per Pra' e due opzioni per i depositi chimici
Comune, Città Metropolitana e Autorità portuale hanno illustrato le ipotesi di sviluppo e le misure per mitigare l'impatto sul territorio
Un incontro convocato oggi, venerdì 18 settembre, ha messo a confronto Comune di Genova, Città Metropolitana e Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale sulle ipotesi del nuovo piano regolatore portuale. Hanno partecipato la sindaca e presidente della Città Metropolitana Silvia Salis, il vicesindaco Alessandro Terrile, il capo di Gabinetto Marco Speciale; per l’Autorità portuale erano presenti il presidente Matteo Paroli, il segretario generale Tito Vespasiani e il capo di Gabinetto Silvio Fremura. Erano presenti anche rappresentanti dei Municipi: i presidenti Michele Colnaghi (Centro Ovest), Fabio Ceraudo (Medio Ponente), Matteo Frulio (Ponente) e l’assessore Andrea Visentin (Centro-Est).
Per il bacino portuale di Pra’ sono state illustrate tre differenti configurazioni di sviluppo. La prima, più contenuta, prevede a ponente la realizzazione di due terrapieni non banchinati per spostare alcune attività operative e per lo stoccaggio di container vuoti; questa soluzione mira a liberare spazi prossimi alla città e al Parco delle Dune, ampliandone la fruibilità, la sicurezza e le aree verdi, oltre a prevedere il prolungamento del parco, terrazze a mare, pontili per collegare le due sponde del Canale di calma e un promontorio verde a schermatura visiva della piattaforma operativa.
La seconda opzione presentata è uno scenario più ambizioso, indicato anche da alcuni stakeholder come più rispondente a possibili esigenze future di traffico e occupazione. La terza ipotesi si caratterizza per modesti riempimenti senza banchinamento e un’impronta complessiva significativamente più contenuta rispetto all’attuale Piano regolatore portuale.
Sulla ricollocazione dei depositi chimici sono state proposte due alternative. La prima prevede la loro permanenza nell’ambito di Pra’, inserendoli in un possibile sviluppo di un polo energetico. La seconda opzione contempla la riorganizzazione nell’area industriale di Porto Petroli, con la realizzazione di depositi interrati e un nuovo assetto degli spazi pensato per garantire livelli di sicurezza e compatibilità con le attività esistenti e con quelle legate alla futura ricollocazione.
Le valutazioni proseguiranno per stabilire quale soluzione comporti un effettivo miglioramento rispetto allo stato attuale, assicurando sostenibilità tecnica ed economica, sicurezza e piena funzionalità delle attività portuali e industriali.
La prevista realizzazione della nuova diga foranea viene indicata come elemento abilitante per una riorganizzazione più ampia del bacino portuale di levante, migliorandone l’accessibilità nautica e le possibilità di razionalizzazione degli spazi. In questo contesto il piano propone anche interventi sul comparto delle riparazioni navali: l’ipotesi iniziale di un nuovo bacino di carenaggio di circa 400 metri è stata superata e, in base agli approfondimenti con le imprese, si è individuata come soluzione l’adeguamento e il prolungamento fino a circa 360 metri di un bacino esistente, con l’obiettivo di ampliare l’operatività senza occupare nuove superfici portuali.
Le nuove condizioni determinate dalla diga consentirebbero inoltre un significativo ampliamento della darsena del Waterfront di Levante e una più funzionale organizzazione delle aree dedicate alla nautica, allo yachting e alle riparazioni navali.
Tra le misure per mitigare gli impatti e migliorare le connessioni porto-città, il Piano prevede ipotesi di percorsi ciclopedonali in quota volti a collegare il Levante al Parco della Lanterna attraverso passerelle, aree verdi e nuovi punti di accesso, progettati per non interferire con le attività operative sottostanti. Le soluzioni sono state studiate tenendo conto dei possibili sviluppi relativi alla sopraelevata, senza però anticipare decisioni che dipenderanno dall’esito del tunnel subportuale.
Sono state altresì considerate nuove connessioni verso beni di interesse storico e culturale presenti nelle aree operative, tra cui l’edificio Pietro Chiesa e l’ex centrale a carbone Enel, con l’obiettivo di aumentarne l’accessibilità e valorizzarne il ruolo nella storia industriale e marittima di Genova, mantenendo al contempo la sicurezza e la funzionalità delle attività portuali.
Il Piano include infine interventi di razionalizzazione delle banchine e degli spazi operativi di Sampierdarena, per adeguarli alle caratteristiche delle navi moderne e migliorare il rapporto tra banchine e piazzali. Tra le previsioni figura la riorganizzazione delle calate e, a Sampierdarena ponente, la creazione di un nuovo polo per le rinfuse volto a preservare la polifunzionalità dello scalo e sostenere le filiere industriali collegate al porto.
Il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Matteo Paroli, ha sottolineato che il Piano deve guardare alla competitività dei prossimi vent’anni, e che le configurazioni presentate derivano da studi e verifiche sulle prospettive dei traffici, l’evoluzione delle navi e le esigenze delle filiere. Ha inoltre ribadito l’impegno dell’Autorità a contribuire alla ricerca di soluzioni per la ricollocazione dei depositi chimici, precisando che l’attuazione delle misure richiederà verifiche di fattibilità tecnico-economiche e giuridiche e il confronto con il Comune quando le previsioni portuali intersecano la pianificazione urbana.