Corepla posta in amministrazione giudiziaria dal Tribunale di Milano
Il consorzio della plastica, con circa 2.500 aziende e rapporti con 7.500 comuni, raggiunge l’amministrazione giudiziaria; prima applicazione dell’articolo 34 del codice antimafia per reati ambientali dopo il decreto‑legge 116/2025.
Corepla, il consorzio nazionale attivo nella gestione dei rifiuti plastici che riunisce circa 2.500 società e opera con 7.500 comuni, è stato posto sotto amministrazione giudiziaria. La misura è stata decisa dal Tribunale di Milano su proposta della Direzione distrettuale antimafia e «eseguita mercoledì» dalla Direzione investigativa antimafia di Milano e dal Reparto operativo dei carabinieri per la Tutela ambientale e la sicurezza energetica.
Si tratta, secondo la nota della Procura, della prima applicazione dell’articolo 34 del codice antimafia riferita a delitti contro l’ambiente, resa possibile dalle modifiche introdotte dal decreto‑legge 116 del 2025. Il consorzio nel 2025 ha registrato un volume d’affari di 945 milioni di euro.
Alla base del provvedimento la Procura indica una presunta agevolazione colposa nei confronti di un’impresa consorziata già coinvolta in un’inchiesta penale per gravi illeciti nella gestione dei rifiuti plastici. I presunti mancati controlli sono emersi dalle indagini svolte dal 2023 al 2025 dai carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica, su delega della Procura della Repubblica di Milano.
«Le successive verifiche economico‑patrimoniali avrebbero evidenziato carenze nei sistemi di controllo», si legge nella nota diffusa dal procuratore capo Marcello Viola. Nelle aree di attività convenzionate sarebbe stata riscontrata, tra l’altro, «l’esistenza di gravi criticità nella gestione dei rifiuti plastici».
Secondo gli atti, «I responsabili del consorzio avrebbero tenuto condotte ritenute non conformi sia agli ordinari criteri di prudenza e corretta gestione aziendale sia agli specifici obblighi previsti dalla normativa in materia di rifiuti, non ponendo in essere alcuna forma di controllo effettivo ed adeguato al fine di neutralizzare il rischio della gestione illecita in tale settore». La condotta viene ritenuta particolarmente grave «in considerazione dell’elevata qualificazione professionale del consorzio e della rilevanza strategica delle attività svolte attraverso la rete dei centri di stoccaggio e selezione, chiamati a garantire elevati standard di sicurezza ambientale sull’intero territorio nazionale».
L’amministrazione giudiziaria è stata disposta per una durata di dodici mesi. Il Tribunale ha nominato un amministratore esterno che affiancherà la gestione per monitorare l’attività d’impresa, con l’obiettivo indicato dai giudici di riorganizzare i presidi interni di verifica per garantire la regolarità delle procedure di stoccaggio e selezione dei materiali in tutta Italia.