Aggressione a piazza Bande Nere: il racconto del rabbino e la versione del ventenne
I tre giovani raggiunti dal foglio di via per un anno; la procura contesta l'aggravante di odio per il gesto di togliere il copricapo
L'episodio è avvenuto nel pomeriggio a piazza Bande Nere. La vittima, un rabbino, ha raccontato di essere stato avvicinato mentre era alla fermata dell'autobus e stava inviando un messaggio sullo smartphone: "Di solito faccio finta di essere sordo, li ignoro e tutto finisce lì. Ma ieri tre ragazzi si sono avvicinati e mi hanno circondato".
Secondo la ricostruzione fornita dal religioso, uno dei giovani gli avrebbe tolto il cappello «per goliardia», scatenando le risate del gruppo. Alla reazione del rabbino, che è riuscito a riprendere il copricapo, la situazione sarebbe degenerata: "Ho pensato che dovessi filmare quanto stava accadendo. Quando ho preso il telefono, uno di loro mi ha sferrato dei calci facendomi finire dal marciapiede alla strada, per poi continuare a colpirmi".
I tre sospettati sono stati identificati e, oltre alle indagini penali, la questura ha adottato nei loro confronti la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio da Milano per la durata di un anno.
In udienza il ventenne ritenuto autore materiale dell'aggressione, incensurato, ha cercato di minimizzare l'accaduto, ammettendo di aver «perso la testa» solo dopo che il religioso aveva iniziato a scattare loro delle foto. Il giovane ha dichiarato di non aver riconosciuto l'uomo come ebreo e di non avere alcuna posizione politica sul conflitto a Gaza.
La procura, con il pm Gaglio, e il giudice non hanno condiviso questa linea difensiva: il gesto iniziale di sottrarre il copricapo, definito dall'articolo come un accessorio dal forte valore simbolico e religioso, è stato ritenuto rilevante per configurare l'aggravante del reato d'odio. Per chiarire la dinamica dell'aggressione la procura ha disposto l'acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, perché i filmati forniti dalla vittima riprendono i tre solo di spalle mentre si allontanavano.
Nel provvedimento notificato ai tre, la questura parla esplicitamente di "modalità che evidenziano un grave pericolo sociale", sottolineando che l'atto è stato compiuto "in orario pomeridiano, con brutale violenza fisica, senza alcuna considerazione per l'altrui incolumità e senza timore per le conseguenze, causando un diffuso allarme sociale che accentua il senso di insicurezza della comunità milanese".