Napoli · 17 Settembre 2026

Sequestrato il centro di raccolta rifiuti di Bacoli gestito da Flegrea Lavoro

Il Gip di Napoli dispone il sequestro preventivo dell’impianto in via Cuma; indagati gli ultimi due amministratori unici

Sequestrato il centro di raccolta rifiuti di Bacoli gestito da Flegrea Lavoro

I carabinieri del Nucleo Forestale di Pozzuoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli riguardante l’intero compendio immobiliare, impiantistico e aziendale sito in via Cuma 232 a Bacoli, utilizzato come centro di raccolta rifiuti/isola ecologica. L’impianto è in uso e gestione a Flegrea Lavoro spa, società in house con partecipazione unica del Comune di Bacoli.

Sono risultate indagate la precedente amministratrice unica, in carica fino ad aprile 2026, e l’attuale amministratore unico, che dal 2019 era altresì responsabile tecnico per la raccolta e il trasporto dei rifiuti della stessa società. L’attività investigativa ha compreso numerosi sopralluoghi, rilievi fonometrici, escussione di testimoni e l’analisi tecnico-specialistica svolta con il supporto di Arpac, Asl Napoli 2 Nord e dell’ufficio tecnico comunale.

Secondo gli accertamenti, l’impianto operava al di fuori delle prescrizioni indicate nel parere igienico-sanitario originario, che autorizzava la gestione di sette tipologie di rifiuti. In assenza della prevista autorizzazione regionale (ex art. 208 d.lgs. 152/06), la struttura avrebbe invece trattato in modo continuativo 17 codici EER, tra cui rifiuti speciali, pericolosi, biodegradabili, ingombranti e pneumatici.

L’area sarebbe stata utilizzata, mascherando formalmente l’attività come “centro di raccolta”, come una vera e propria stazione di trasferimento e di compattazione massiva (Transfer Station), con operazioni presentate come “soste tecniche”. Nel corso delle pressature e dei travasi, sarebbero stati prodotti e sversati sul terreno e nelle caditoie della rete fognaria quantitativi rilevanti di reflui liquidi ad alto carico organico (i cosiddetti “colaticci”), senza idonei sistemi di raccolta né autorizzazioni; l’impianto risultava infatti autorizzato (AUA) soltanto per il trattamento delle acque bianche di prima pioggia.

Le indagini hanno inoltre rilevato emissioni persistenti di gas, fumi e odori derivanti dalla decomposizione di frazioni organiche e dall’evaporazione di percolato sversato all’aperto, con molestie olfattive segnalate dai residenti del vicino complesso parco Orione. Sono state riscontrate anche immissioni sonore superiori ai limiti previsti dal Dpcm 1997, registrando eccedenze di circa +13,6 dB in periodo diurno e +12,9 dB in periodo notturno, legate all’uso abituale fin dalle prime ore del mattino di mezzi pesanti e macchinari.

Dal punto di vista edilizio, il complesso esteso su circa 3.500 mq sarebbe risultato privo di certificato di agibilità e di validi titoli abilitativi, con radicali mutamenti di destinazione d’uso, frazionamenti e accorpamenti illeciti e opere edilizie per oltre 1.800 mq senza titolo, con istanze di condono pendenti ma mai definite. Le lavorazioni sarebbero state svolte in violazione delle norme di prevenzione incendi.

La Procura della Repubblica ha ritenuto necessario il sequestro preventivo per evitare l’aggravamento delle conseguenze dei reati e tutelare la pubblica e privata incolumità. Contestualmente è stata disposta la prescrizione, a carico della società in house, dello smaltimento tempestivo di tutti i rifiuti presenti nell’impianto, con particolare attenzione a quelli pericolosi, biodegradabili e marcescenti.

Resta fermo il principio di presunzione di innocenza per gli indagati; le ipotesi di reato e le responsabilità saranno valutate nell’ambito del procedimento penale in corso.

Fonte: Raccontiamo Napoli

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