Nazionale · 15 Settembre 2026

Mark Carney a Strasburgo: il pivot canadese verso l'Unione e le implicazioni per l'Italia

Carney parla al Parlamento europeo e propone di trasformare il Ceta in primo passo di un'alleanza più ampia; l'Italia figura tra i dieci Stati che non hanno ratificato l'accordo

Mark Carney a Strasburgo: il pivot canadese verso l'Unione e le implicazioni per l'Italia

Mercoledì e giovedì Mark Carney sarà a Strasburgo, ospite d'onore al discorso sullo Stato dell'Unione di Ursula von der Leyen e poi oratore davanti al Parlamento europeo.

Dietro l'agenda diplomatica c'è una scommessa più ampia: il premier canadese vuole trasformare un accordo commerciale vecchio di nove anni, il Ceta, mai ratificato da dieci Stati membri, tra cui l’Italia e la Francia oltre che da Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Slovenia, nel primo tassello di un'alleanza che va oltre i dazi.

Carney ha ribadito a più riprese che non si tratta di adesione: "Non stiamo cercando di diventare membri dell'Unione europea", ha parlato invece di una "unique alliance". L'idea potrebbe includere uno status di "associate member", secondo articoli del Wall Street Journal e della Reuters, ma non è una proposta formalizzata. Ottawa ha escluso l'adesione all'Ue e ha preso le distanze dai modelli norvegese o svizzero, cercando invece una formula costruita sulle proprie priorità: investimenti, materie prime critiche, difesa, mobilità di lavoratori e studenti senza visto.

Il contesto spiega la fretta di Ottawa: il 70 - 72% dell'export canadese finisce negli Stati Uniti, rendendo il Paese particolarmente vulnerabile alle decisioni di Washington. Ad agosto sono entrati in vigore dazi aggiuntivi del 50% su determinate categorie di prodotti canadesi, tra cui automobili, prodotti lattiero-caseari e bevande alcoliche. I negoziati commerciali sono poi entrati in crisi, fino alla decisione canadese di introdurre a sua volta misure di ritorsione, con Carney che ha parlato apertamente di essere "sotto attacco". In passato Donald Trump ha evocato l'ipotesi del Canada come 51° Stato e ha ribattezzato il lago Ontario "Lake America", mentre l'amministrazione americana ha accentuato la pressione economica su Ottawa.

Carney aveva già sostenuto a Davos che le potenze intermedie devono resistere alla coercizione economica e costruire alternative alla dipendenza dalle grandi potenze: negoziare bilateralmente con un egemone porta da una posizione di debolezza e rischia di confondere la sovranità con la mera possibilità formale di esercitarla. Questa linea è stata sintetizzata nell'articolo come possibile "Dottrina Carney": per Ottawa si tratta di una diversificazione per ridurre una dipendenza politicamente rischiosa.

L'Unione europea ha seguito una strada diversa: ha accantonato le ritorsioni e firmato un'intesa che lascia gran parte delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti soggette a dazi fino al 15%, nella speranza di conservare il sostegno americano alla Nato e all'Ucraina, un sostegno che, per ora, non si è tradotto in alcun impegno di sicurezza concreto. Anche l'Ue cerca di ridurre la propria vulnerabilità alle politiche di Trump, ma parte da condizioni diverse e deve conciliare gli interessi dei 27 Stati membri.

Ian Lesser del German Marshall Fund osserva che l'imprevedibilità di Washington ha comunque accelerato la diversificazione di Canada ed Europa, anche se a Bruxelles prevale ancora la cautela: molti preferiscono attendere le elezioni di metà mandato di novembre, nella speranza che un nuovo Congresso possa arginare Trump. I numeri mostrano intanto una relazione già solida: nel 2025 l'interscambio bilaterale ha toccato i 127 miliardi di euro, e l'Ue resta il secondo partner commerciale di Ottawa.

Il rapporto si sta inoltre spostando oltre il commercio: nel 2026 il Canada è diventato il primo Paese non europeo a partecipare al programma europeo SAFE, da 150 miliardi di euro, aprendo alle imprese canadesi opportunità nel mercato europeo della difesa. A questo si aggiungono una cooperazione più stretta su energia, intelligenza artificiale e materie prime critiche, l'apertura di un nuovo ufficio del Parlamento europeo a Ottawa e il vertice Canada-Ue previsto a Montreal il 29 e 30 ottobre.

Il ministro delle Finanze canadese François-Philippe Champagne respinge la lettura secondo cui Ottawa starebbe sfruttando Bruxelles per fare pressione su Washington: "Continueremo a collaborare con gli Stati Uniti", ha detto, pur ammettendo che "il mondo è cambiato, e l'America è cambiata".

Resta quindi il nodo politico che Carney porta a Strasburgo: capire se sia possibile costruire una nuova forma di partenariato tra democrazie avanzate, abbastanza profonda da condividere commercio, investimenti, difesa, tecnologia e sicurezza, ma abbastanza flessibile da non richiedere una vera integrazione istituzionale. In altre parole la partita si gioca sulla capacità dell'Europa di essere considerata un aggregatore democratico e un approdo sicuro di fronte ai totalitarismi imperialistici di Xi e Putin o Trump .

Fonte: Raccontiamo Città

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