Nazionale · 15 Settembre 2026

Stabilicum: l'architettura della legge che riduce il peso delle preferenze

Nonostante la reintroduzione delle preferenze, il meccanismo dei listini e dei capilista concentra nelle segreterie di partito circa due terzi dei seggi

Stabilicum: l'architettura della legge che riduce il peso delle preferenze

La riforma elettorale denominata "Stabilicum", approvata a Palazzo Madama, è stata accompagnata da argomentazioni che ne sottolineano la reintroduzione delle preferenze in scheda. Tuttavia, l'analisi dei meccanismi previsti dal testo evidenzia elementi che riducono l'incidenza concreta del voto preferenziale.

Alla Camera, che mantiene il tetto costituzionale di 400 deputati, la ripartizione dei seggi avviene su più quote. Una prima componente è rappresentata da 70 deputati assegnati in blocco alla coalizione o lista che supera il 42% dei voti validi: questi seggi provengono da un listone unico bloccato depositato centralmente dai partiti e sono attribuiti senza che i candidati ricevano preferenze sull'urna.

Una seconda quota significativa riguarda i capilista nelle 28 circoscrizioni della Camera: per legge, in ogni circoscrizione dove una forza politica ottiene almeno un eletto, il primo seggio viene assegnato automaticamente al candidato indicato in testa alla lista. Questa clausola porta, secondo i calcoli contenuti nell'analisi, a una dotazione di circa 195 deputati complessivi determinati dai capilista, che sommati ai 70 del listone arrivano a circa 265 seggi su 400, ossia oltre il 66% dell'Assemblea, scelti direttamente dalle segreterie di partito.

Al Senato, con 200 seggi e la ripartizione su base regionale nelle 20 circoscrizioni, la compressione del potere delle preferenze è ancora più pronunciata. Il sistema prevede un premio di maggioranza di 35 senatori assegnato alla coalizione vincente, riducendo i seggi proporzionali disponibili in ciascuna regione. Con un numero ridotto di seggi in palio per circoscrizione e l'automatismo del capolista, in oltre la metà delle regioni liste di opposizione e partiti di media dimensione potrebbero ottenere un unico seggio regionale destinato al capolista. Nel complesso, la quota di senatori eletti tramite preferenza diretta si ridurrebbe a una percentuale intorno al 25-30% della componente parlamentare.

Sul piano pratico, il voto di preferenza per i candidati dalla seconda alla settima posizione resta subordinato alla capacità della lista di ottenere almeno due seggi nella stessa circoscrizione. Inoltre, l'effetto del premio di maggioranza — che sottrae fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato dalla quota proporzionale destinata alle minoranze — limita fortemente le opportunità per l'elettore di incidere sulla scelta individuale dei rappresentanti.

Il risultato delineato dall'analisi del testo è quindi una rappresentanza a due velocità: una maggioranza costruita su candidati 'blindati' dai listini nazionali e dai capilista territoriali, e una competizione sulle preferenze confinata a un numero limitato di seggi. In questo quadro, la selezione della classe parlamentare rimarrebbe in larga misura nelle mani delle segreterie politiche centrali, nonostante la reinserzione formale delle preferenze in scheda.

Fonte: Raccontiamo Città

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