Nazionale · 19 Settembre 2026

Assegno unico: pagamenti di settembre 2026 il 21 e 22, novità che aumenteranno gli importi dal 2027

Per le prestazioni senza variazioni l'accredito è previsto lunedì 21 o martedì 22; l'Osservatorio AUU aggiorna i dati sulle erogazioni e descrive le modifiche normative introdotte nel 2026.

Assegno unico: pagamenti di settembre 2026 il 21 e 22, novità che aumenteranno gli importi dal 2027

Per le prestazioni dell'assegno unico senza variazioni l'accredito relativo al mese di settembre 2026 è indicato per lunedì 21 e martedì 22. La data può essere diversa per chi ha presentato una nuova domanda o ha comunicato modifiche che devono ancora essere verificate dall'Inps.

Secondo l'aggiornamento dell'Osservatorio Statistico sull'Assegno Unico Universale (AUU) relativo al periodo gennaio 2025 – luglio 2026, nei primi sette mesi del 2026 sono stati erogati alle famiglie assegni per 11,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,8 miliardi del 2025.

Nel 2026 hanno ricevuto l'assegno 6.118.775 nuclei familiari, per un totale di 9.652.838 figli. L'importo medio per figlio a luglio 2026, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, è pari a 177 euro. L'importo varia indicativamente da circa 58 euro per chi non presenta l'ISEE o supera la soglia massima (46.582,71 euro per il 2026), fino a 227 euro per la classe di ISEE minima (7.468,51 euro per il 2026).

L'assegno unico sarà più ricco per le famiglie con figli a carico a partire dal 2027 grazie all'introduzione dell'"Isee per specifiche prestazioni familiari e per l'inclusione", che viene utilizzato per il calcolo degli importi dovuti. La novità, introdotta nel 2026, prevede l'aumento della scala di equivalenza in funzione del numero di figli: 0,10 per 2 figli; 0,25 per 3 figli; 0,40 per 4 figli; 0,55 per 5 o più figli.

Viene inoltre prevista una maggiore franchigia sulla casa di proprietà, che aumenta con l'aumentare del valore dell'immobile e a seconda del numero di figli.

Tra le altre modifiche segnalate figura l'erogazione dell'assegno anche per i figli residenti in un altro Stato Ue e per i genitori non residenti in Italia ma con domicilio e lavoro nel Paese.

Fonte: Raccontiamo Città

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