L’intelligenza artificiale entra ufficialmente a scuola: stanziati fondi e linee guida, ma gli studenti la usano già
Il Ministero dell’Istruzione dichiara chiusa la fase sperimentale e destina oltre 200 milioni; un’indagine su 2.500 studenti mostra che l’80% usa chatbot, mentre solo 1 studente su 6 ha ricevuto indicazioni scolastiche.
Il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato terminata la fase sperimentale sull’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica e ha promulgato delle linee guida per introdurla in modo sistemico nelle scuole italiane, stanziando oltre 200 milioni di euro, metà dei quali destinati alla formazione dei docenti.
A fare il punto sul rapporto tra studenti e IA è l’Osservatorio “Giovani e Lavoro” di Skuola.net insieme a Gi‑Edu (la divisione di Gi Group che lavora su scuole, università, ITS e mercato del lavoro), che ha coinvolto 2.500 alunni delle classi superiori sul finire dello scorso anno scolastico.
Secondo l’indagine, l’uso dei chatbot è ormai diffuso: solo il 18% degli studenti dichiara di non usarli; gli altri li impiegano con diversa intensità: il 21% li ha integrati nella routine quotidiana di studio, il 37% li usa regolarmente ma solo per materie specifiche e il 24% solo per affrontare le situazioni più complesse. Complessivamente, circa 8 studenti su 10 usano i chatbot nello studio.
Nonostante l’elevata diffusione, la guida scolastica è limitata: solo 1 studente su 6 ha ricevuto istruzioni o linee guida ufficiali dalla scuola su come usare l’IA o è stato formato dai docenti a un uso critico e costruttivo.
Gli studenti mostrano però comportamenti valutativi: il 24% afferma di controllare sempre le fonti fornite dall’IA e un altro 30% lo fa molto spesso. Molti usano prompt strutturati (32%) o sequenze di domande (55%) per affinare le risposte; una minoranza ridotta si limita a porre una singola domanda e accettare la prima risposta (13%).
Tra gli scopi più frequenti dell’uso dei chatbot emergono la richiesta di spiegazioni semplificate (circa 2 studenti su 3), la sintesi di testi per creare materiali di studio come mappe o podcast (46%), e la generazione di quiz o domande per esercitarsi (32%). Altri usi riportati includono spunti per elaborati (24%), piani di studio (10%), correzione di testi elaborati autonomamente (22%), svolgimento dei compiti al posto dello studente (20%) e traduzioni (17%).
L’indagine segnala anche preoccupazioni: richiamando i dati OCSE, si osserva che un uso intensivo dell’IA per svolgere i compiti a casa può compromettere i risultati agli esami, quando tali strumenti non sono disponibili. Nella rilevazione italiana, solo il 24% degli studenti dichiara di avere voti migliori grazie all’IA; il 25% segnala rendimento invariato e il 6% un peggioramento. Inoltre, il 73% teme di perdere capacità autonome svolgendo troppo affidamento sull’IA e il 18% ritiene che ciò sia già avvenuto.
L’esperienza in classe resta limitata: solo il 7% degli studenti afferma di aver utilizzato spesso l’IA in aula con più docenti, mentre per il 29% è accaduto raramente e per il 22% i docenti l’hanno vietata. Quanto agli atteggiamenti degli insegnanti, il 19% li giudica prevalentemente aperti, il 49% li ritiene tolleranti, il 12% osserva un comportamento di indifferenza e il 20% segnala repressione con minacce di sanzioni.
In assenza o in presenza di indicazioni confuse (il 50% degli studenti segnala mancanza di regole ufficiali e il 28% definisce le indicazioni vaghe), le richieste degli alunni sono chiare: formare i docenti (38%), inserire l’IA come competenza trasversale nelle materie (20%), definire regole chiare sul suo uso (20%) e fornire accesso a modelli più evoluti a pagamento (7%). Solo 1 studente su 5 preferisce una scuola tradizionale senza assistenti artificiali.
Questi dati delineano un quadro in cui l’intelligenza artificiale è già parte della pratica di studio quotidiana per molti ragazzi, mentre istituzioni e scuole sono chiamate a offrire indicazioni, formazione e regole per un’integrazione consapevole della tecnologia.