Garlasco, ultima settimana per la Procura: tre possibili esiti per Andrea Sempio entro il 28 settembre
Rinvio a giudizio, proroga o archiviazione: al centro nuove analisi su Dna, impronte e perizia psichiatrica
Entro lunedì 28 settembre, termine previsto dalla legge, la Procura di Pavia deve definire l’esito delle indagini preliminari sul caso Garlasco: le opzioni sul tavolo sono il rinvio a giudizio, la richiesta di una proroga delle indagini o l’archiviazione per il 38enne indagato, Andrea Sempio, per l’omicidio di Chiara Poggi.
Lo scorso maggio il procuratore Fabio Napoleone aveva reso noto che erano stati disposti ulteriori accertamenti dopo la chiusura delle indagini, già notificata a Sempio il 7 maggio. I magistrati stanno esaminando i risultati delle consulenze disposte e le repliche dei consulenti della difesa emerse durante la discovery degli atti.
Gli approfondimenti riguardano in particolare la ricostruzione della scena del crimine, la possibile dinamica dell’omicidio e le tracce ritenute riferibili all’indagato nella giornata del 2007 in cui fu uccisa Chiara Poggi.
Nelle carte della Procura figurano verifiche sulla compatibilità del piede dell’indagato con le impronte lasciate dalle suole a pallini, l’esame delle tracce genetiche e un’ulteriore consulenza psichiatrica affidata a Roberto Catanesi. Quest’ultima è stata svolta su base documentale, senza colloquio con l’indagato, per rispondere ai quesiti sulla capacità d’intendere e di volere al momento dei fatti e sulla eventuale presenza di disturbi o alterazioni di personalità.
Al centro delle nuove indagini c’è inoltre un Dna maschile recuperato dalle unghie di Chiara Poggi, analizzato dagli inquirenti e ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio e incompatibile con Alberto Stasi e con i Poggi. La Procura deve adesso stabilire l’origine, la qualità e il significato di quella traccia e se possa essere collegata all’aggressione.
Se la Procura non chiederà una proroga dei termini, sarà avviata la richiesta al Gip per il rinvio a giudizio o, in alternativa, per l’archiviazione. Le istanze non vengono rese note dalla Procura alle parti, ma sono il Gip a doverle formalmente comunicare.