Il tribunale di sorveglianza di Verona concede la semilibertà a Chico Forti
La misura non cambia le attività quotidiane dell'ex condannato all'ergastolo negli Stati Uniti, che proseguirà il lavoro in un'azienda agricola
Il tribunale di sorveglianza di Verona ha concesso la semilibertà a Chico Forti. L'udienza si è tenuta mercoledì scorso e riguarda l'uomo condannato all'ergastolo negli Stati Uniti per la morte di Anthony “Dale” Pike, avvenuta nel febbraio 1998 a Miami. Forti è detenuto a Verona dopo aver scontato 25 anni di carcere in Florida.
Secondo quanto riportato, la decisione non modificherà sensibilmente le giornate di Forti rispetto agli ultimi mesi: dal dicembre dello scorso anno svolge 40 ore settimanali di volontariato presso un'azienda agricola veronese, uscendo la mattina dal carcere di Montorio e rientrando la sera. Questa attività proseguirà anche in regime di semilibertà, nei termini stabiliti dal programma che sarà definito dalla direzione del carcere.
Forti è assistito dagli avvocati Alessandro Favazza, del foro di Verona, e Carlo Dalla Vedova, del foro di Roma. L'uomo ha espresso la speranza di poter visitare più spesso la madre, che vive a Trento.
Sul piano giudiziario resta in sospeso la richiesta di libertà condizionale presentata lo scorso anno; è attesa la decisione e l'udienza potrebbe svolgersi nei primissimi mesi del 2027.
Riguardo al caso che ha portato alla condanna, nel 1998 Anthony “Dale” Pike fu trovato ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla testa sulla spiaggia di Sewer Beach, a Miami. Pike si era recato in Florida per discutere con Forti la proposta di vendita di un resort a Ibiza appartenente a suo padre, Tony Pike. Nelle ricostruzioni riportate, Tony Pike era diventato famoso negli anni Ottanta, anche perché il cantante dei Queen, Freddie Mercury, vi avrebbe festeggiato il suo 41esimo compleanno.
Secondo l'accusa, Tony Pike soffriva di demenza e Forti avrebbe avuto l'obiettivo di truffarlo. Dopo lunghi interrogatori Forti ammise di aver accompagnato Pike all'aeroporto, ma negò di averlo ucciso, sostenendo di averlo lasciato in un ristorante. Nella macchina di Forti fu trovata una sabbia ritenuta tipica della spiaggia dove fu rinvenuto il cadavere di Pike; questo elemento è stato utilizzato dall'accusa.
Il 31 dicembre scorso il Tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva già concesso a Forti il permesso, ai sensi dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, di lavorare fuori dal carcere per frequentare un corso di formazione professionale per pizzaioli, svolgere volontariato con anziani e insegnare windsurf a disabili. Precedentemente, una richiesta di liberazione condizionale era stata respinta a settembre. In giugno Forti aveva ottenuto il permesso di frequentare le aule studio del carcere e, già da febbraio, poteva usufruire di permessi per visitare la madre a Trento.
Nel settembre 2025 il Tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva rigettato una prima richiesta di Forti di lavorare fuori dal carcere, ritenendo che non fossero emersi "sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari" e sottolineando il "mancato risarcimento del danno, anche solo parziale". La successiva istanza di permessi di lavoro, presentata dalla direttrice del penitenziario, è invece stata accolta.