Scuola, ipotesi di quote nelle classi: in Italia solo 1.000 classi con oltre il 20% di studenti che non parlano l'italiano
A Torpignattara genitori esprimono dubbi sull'idea delle quote; gli alunni con cittadinanza non italiana erano l'11,6% lo scorso anno scolastico
All'uscita dalla scuola Pisacane, nel quartiere di Torpignattara alla prima periferia di Roma, genitori italiani e stranieri attendono i figli in un clima variegato e sorridente. "Io ho un bambino di 9 anni, quest'anno è entrato in quarta e ha fatto qua anche la scuola dell'infanzia".
Alla domanda "Ci sono tanti stranieri nella sua classe in questa scuola?" una madre risponde: "Sì, e dove è il problema?"
A molti l'ipotesi delle quote nelle classi sembra assurda. "Ho un figlio di 7 anni, sta al primo anno. Basta che lavora, che si comporta nel modo giusto. Mi sa che i diritti umani devono essere uguali per tutti".
Un altro genitore richiama il principio territoriale e costituzionale della scuola: "I bambini vanno a scuola nel quartiere dove abitano e la scuola in Italia è obbligatoria e gratuita. Per fortuna lo dice la Costituzione e quindi non capiamo questo 30% di quote come dovrebbero essere applicate".
A livello nazionale, i dati indicano che "In Italia su oltre 300.000 classi solo 1.000 hanno oltre il 20% di studenti che non parlano l'italiano. Lo scorso anno scolastico gli alunni con cittadinanza non italiana erano l'11,6% del totale, molti al nord".
In un'altra scuola di Roma la percentuale di alunni stranieri "sfiora il 60%", un dato che per alcuni genitori è inizialmente difficile da accettare. "Quando poi si parte nel progetto, magari non so, si fa un'iniziativa e si vedono i ragazzi spalla a spalla di tutti i colori che collaborano insieme senza alcun problema, allora la reticenza delle famiglie si dissolve".