Perugia, la Corte d’appello conferma la censura di una lettera inviata a un detenuto
I giudici ritengono che il racconto onirico potesse veicolare messaggi criptici e pericolosi per l’ordine
Una lettera inviata in carcere da un familiare è stata trattenuta perché ritenuta potenzialmente pericolosa, secondo la decisione della Corte d’appello di Perugia.
Il detenuto ha impugnato il provvedimento davanti al magistrato di Sorveglianza, ma il ricorso è stato respinto. I giudici di appello hanno condiviso la valutazione della Sorveglianza, confermando la misura di censura della missiva.
Nella motivazione riportata dalla Corte d’appello si osserva che “La narrazione di un sogno, contenuta in una missiva, con i suoi riferimenti dettagliati si presta all’uso di immagini e simboli non riconducibili alla realtà e perciò potenzialmente idonei ad essere interpretati come in effetti volti a veicolare messaggi criptici e pericolosi per l’ordine e la sicurezza”.
I giudici hanno ritenuto la missiva “caratterizzata da contenuti idonei a creare pericolo per l'ordine e la sicurezza” e hanno sottolineato che il racconto onirico presente nella lettera era “ambiguo ed evocativo”.
La Corte ha inoltre motivato che l’inoltro parziale della missiva non fosse opportuno, poiché i frammenti non soggetti a censura rimanevano comunque evocativi di contenuti che potevano essere interpretati come messaggi criptici e potenzialmente pericolosi per l’ordine e la sicurezza.