Corte d'appello di Perugia: assolta per resistenza, condannata per danneggiamento
I giudici affermano che provocazioni verbali e rifiuto di rientrare in cella non bastano a integrare il reato di resistenza
La Corte d'appello di Perugia ha deciso sull'appello relativo a una detenuta accusata di resistenza a pubblico ufficiale e di danneggiamento. I giudici hanno escluso la sussistenza del reato di resistenza e hanno confermato la condanna per danneggiamento, rideterminando la pena in otto mesi di reclusione.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, la donna si era rifiutata di rientrare in cella e aveva tenuto nei confronti del personale penitenziario un comportamento caratterizzato da frasi provocatorie e di sfida, oltre ad atteggiamenti offensivi e irriguardosi. Tali condotte hanno creato tensione ma, secondo la Corte, non hanno mai assunto la consistenza di una violenza fisica o di una minaccia concreta e credibile.
I giudici hanno osservato che, perché sussista il reato di resistenza a pubblico ufficiale, è necessario che la condotta violenta o minacciosa sia concretamente diretta a opporsi all'azione dell'ufficiale con una carica offensiva effettiva. La mera resistenza passiva accompagnata da parole o da un rifiuto non è considerata sufficiente per integrare il reato.
La condanna confermata riguarda invece il danneggiamento di utensili e mobilio, qualificati come beni pubblici o destinati a uso pubblico. Per questo capito d'imputazione la pena è stata fissata in otto mesi di reclusione.