Roma · 17 Settembre 2026

Caffè Greco: arredi d'epoca portati via prima dello sfratto, l'ex gestore a giudizio

Beni per 1,6 milioni rinvenuti in due depositi; Carlo Pellegrini è imputato per aver trasferito mobili vincolati senza autorizzazione ministeriale

Caffè Greco: arredi d'epoca portati via prima dello sfratto, l'ex gestore a giudizio

Un patrimonio di arredi e dipinti d'epoca, il cui valore è stato stimato in circa 1,6 milioni di euro, è stato rimosso dallo storico Caffè Greco di via dei Condotti alla vigilia dell'esecuzione dello sfratto e trasferito in due depositi tra il centro e il quartiere Prati.

Secondo le indagini delegate dalla procura ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, i beni erano stati stipati in locali nella disponibilità dell'allora gestore, individuati in via della Mercede 12/A e in via Otranto 40. Il 17 settembre 2025 il gip ha disposto il sequestro preventivo degli arredi, dei quadri e delle suppellettili asportati senza autorizzazione.

La procura di Roma contesta a Carlo Pellegrini, ex amministratore di Antico Caffè Greco S.r.l., il reato previsto dall'articolo 169 del D.Lgs. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) per aver rimosso e trasferito beni mobili dichiarati di interesse culturale particolarmente importante e vincolati all'immobile storico senza la preventiva autorizzazione del Ministero della Cultura. Nel procedimento figurano come parti offese la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma e l'ospedale Israelitico, proprietario dell'immobile di via dei Condotti 85-86 e via delle Carrozze 55.

La rimozione, ricostruisce il pm Claudio Santangelo, sarebbe avvenuta poco prima del 23 luglio 2025, nel periodo precedente l'intervento degli ufficiali giudiziari che ha portato allo sfratto. Le indagini sono scaturite dalle denunce presentate dall'ospedale Israelitico.

La difesa, affidata agli avvocati Fabio Viglione e Alfredo Frateschi, ha respinto le accuse sostenendo che il trasferimento fosse necessario per mettere in sicurezza dipinti e arredi, citando condizioni critiche degli ambienti del Caffè Greco (muffe, umidità, pareti deteriorate e impianto elettrico pericolante) e depositando una memoria del 27 luglio con un elaborato tecnico. Pellegrini ha inoltre riferito di aver inviato una PEC alla Soprintendenza il 23 luglio 2025 e ha richiamato modifiche normative dell'aprile 2026.

Tali argomentazioni sono state tuttavia rigettate dalla procura e dal gip. Il pm Santangelo ha espresso parere negativo alla richiesta di revoca del sequestro, sottolineando l'assenza dell'autorizzazione e l'inesistenza di un'urgenza assoluta. Una perizia ha rilevato che non emergono motivi ostativi all'esercizio degli impianti elettrici, suggerendo soltanto un monitoraggio dei quadri elettrici. La PEC alla Soprintendenza risulta pervenuta dopo il trasferimento dei beni, mentre le modifiche normative richiamate dalla difesa riguarderebbero il cambio di residenza del detentore e non la rimozione di arredi vincolati a un immobile storico. L'11 settembre il gip Paolo Scotto di Luzio ha respinto la richiesta di dissequestro.

Il tribunale di Roma ha fissato l'avvio del dibattimento: il prossimo 21 gennaio Pellegrini dovrà comparire davanti ai giudici per rispondere delle accuse formulate dal pubblico ministero Claudio Santangelo.

La vicenda chiude un lungo contenzioso durato circa dieci anni tra Antico Caffè Greco e la proprietà dell'ospedale Israelitico, culminato nello sfratto eseguito lo scorso autunno. L'immobile è ora interessato da una procedura di aggiudicazione che dovrebbe concludersi a breve, con manifestato interesse da parte di una griffe dell'alta moda.

Fonte: Raccontiamo Roma

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