Morte di Leonardo Lamma: il gup di Roma rinvia a giudizio quattro persone
Due dirigenti comunali e due responsabili di ditte appaltatrici accusati di omicidio stradale in cooperazione colposa; prima udienza fissata per il 10 marzo
Il gup di Roma ha deciso il rinvio a giudizio per due dirigenti del Comune di Roma e due responsabili di ditte appaltatrici nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Leonardo Lamma, il ragazzo di 19 anni deceduto il 7 aprile 2022 in un incidente su Corso Francia. Il reato contestato è omicidio stradale in cooperazione colposa.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, il giovane stava viaggiando in sella alla sua moto a una velocità di 75 km/h, superiore al limite previsto per quel tratto. L'accusa ritiene tuttavia che l'evento fatale sia stato innescato da un'anomalia dell'asfalto: un dosso rimasto dopo alcuni lavori di manutenzione. Lamma avrebbe perso il controllo del mezzo, urtando lo spartitraffico e morendo sul colpo.
Nel corso delle indagini, durate quattro anni e caratterizzate da tre richieste di archiviazione respinte e da un passaggio in Cassazione, gli inquirenti hanno concentrato l'attenzione sul cantiere. L'impianto accusatorio contesta ai quattro indagati di non aver verificato la corretta esecuzione dei lavori e di aver consentito la rimozione delle transenne che delimitavano l'area, riaprendo la strada nonostante la presenza di un «rappezzo provvisorio recante delle irregolarità».
La prima udienza del dibattimento è stata fissata per il 10 marzo. All'uscita dal tribunale i genitori del ragazzo, assistiti dall'avvocato Massimiliano Capuzi, hanno commentato: "Ce l'abbiamo fatta, dopo quattro anni e mezzo il primo gradino lo abbiamo superato. È un primo passo verso la giustizia, potremo portare in dibattimento le nostre ragioni".
All'avvocato è stata inoltre attribuita la dichiarazione: "Finalmente ce l'abbiamo fatta dopo oltre quattro anni, il primo gradino lo abbiamo superato".
Tutti gli elementi riportati si riferiscono agli atti dell'inchiesta e alle dichiarazioni rese all'uscita dall'aula; valgono la presunzione di innocenza per gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.