Indagine su possibili istigatori online dopo l'accoltellamento della professoressa Isabella Marsilio a Centocelle
I carabinieri hanno acquisito i telefoni del 13enne e della madre; si cercano contatti su TikTok, Telegram e nella cosiddetta True Crime Community
L’aggressione alla professoressa Isabella Marsilio è avvenuta venerdì nell’aula della scuola media Giovanni Verga nel quartiere Centocelle. Vittima e circostanze sono al centro di accertamenti che mirano a chiarire se il gesto del ragazzo di 13 anni sia stato in qualche modo istigato o organizzato online.
I carabinieri, su coordinamento della procura di Roma e della procura dei minorenni, hanno eseguito sabato mattina una perquisizione informatica sul cellulare del giovane, attualmente ricoverato all’ospedale Umberto I dove è seguito da personale psichiatrico, e hanno fatto una copia forense del telefono della madre. Sul dispositivo materno erano salvate carte di credito che il ragazzo avrebbe usato per acquistare due coltelli da sub, occhiali da soft air e altro materiale utilizzato nell’aggressione.
Secondo gli investigatori, il 13enne avrebbe annunciato l’intenzione su TikTok mediante un conto alla rovescia; il profilo principale contava 4.332 follower e oltre 70 mila like e la piattaforma lo ha poi oscurato. Un video girato nel bagno della scuola e pubblicato in una chat è stato ripreso da testate giornalistiche: mostra il ragazzo mentre si prepara (infilando due coltelli nei pantaloni, indossando guanti verde militare, impugnando uno spray urticante e gli occhiali da soft air), poi entra in classe e colpisce la docente al fianco sinistro. A bloccarlo sarebbe stato un compagno di classe, di origini congolesi, che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato di voler premiare.
Gli inquirenti stanno ricostruendo la rete di contatti del ragazzo nelle settimane precedenti. L’analisi delle chat presenti sui dispositivi sequestrati e di eventuali conversazioni emerse dai computer dovrebbe chiarire se il giovane sia stato avvicinato, indirizzato o «arruolato» da altri utenti, e se la diffusione del video fosse pianificata, anche tramite un profilo Telegram dove sarebbe stata seguita una diretta.
I compagni di classe, sentiti dagli investigatori, hanno fornito un primo ritratto del ragazzo: «passava molte ore davanti al pc, era appassionato di video crime», hanno riferito. Gli accertamenti cercano anche di identificare gli utenti che avrebbero assistito alla diretta su Telegram.
Tra le piste seguite vi è quella della cosiddetta True Crime Community (Tcc), l’area del web in cui si rilanciano contenuti su grandi crimini con estetiche che talvolta possono indurre imitazione. Gli investigatori non escludono inoltre collegamenti, al momento ipotetici, con sigle di matrice suprematista che potrebbero cercare di agganciare persone vulnerabili. Elementi citati nelle indagini sono la maglietta indossata dal ragazzo con la sigla Tmd, interpretata come «Total Muslim Death», e post sui social in cui il giovane avrebbe celebrato il quindicenne russo ritenuto responsabile di un omicidio in una scuola nei dintorni di Mosca; queste osservazioni sono al momento parte delle valutazioni degli inquirenti.
La procura dei minorenni ha ricevuto l’informativa dei carabinieri. Per l’età del ragazzo non è prevista l’imputabilità: rimane aperto un fascicolo per lesioni e sarà avviata la procedura per l’accesso alle misure rieducative. I magistrati valuteranno anche la documentazione clinica fornita dall’ospedale Umberto I; il giovane è, secondo la fonte, figlio unico.
Sui rischi della rete è intervenuto il ministro Valditara, che ha invocato «una grande alleanza tra scuola e genitori contro la violenza» e ha richiamato l’attenzione sui messaggi veicolati da certi canali e ambienti del dark web. Nel frattempo il profilo Facebook della professoressa Marsilio, preso di mira da centinaia di commenti critici per le sue idee di estrema destra, è risultato poi irraggiungibile.
Le ipotesi sulle eventuali responsabilità di terzi restano al momento oggetto d’accertamento e dovranno trovare riscontro nelle attività investigative e negli atti processuali.