Verona · 16 Settembre 2026

A Verona circa 2.000 anziani in lista d’attesa per un posto in struttura, Spi Cgil chiede interventi

Lo Spi Cgil segnala 2mila persone in attesa nell’Ulss 9 Scaligera (11mila a livello regionale) e sollecita potenziamento dell’assistenza domiciliare e risorse per strutture pubbliche

A Verona circa 2.000 anziani in lista d’attesa per un posto in struttura, Spi Cgil chiede interventi

Lo Spi Cgil di Verona segnala che sono circa 2.000 gli anziani in lista d’attesa per ottenere un posto in struttura nell’area dell’Ulss 9 Scaligera; la stessa rilevazione indica che, su scala regionale, il numero degli anziani in attesa arriva a circa 11.000.

Il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, ha sottolineato che «un’emergenza è un evento improvviso», ricordando invece che l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei casi di non autosufficienza, il logoramento dei caregiver e l’aumento delle rette sono dinamiche note e denunciate da anni.

Il sindacato evidenzia inoltre che per gli anziani che non possono accedere alle quote di residenzialità coperte dal sistema pubblico le rette private possono arrivare a 2.800–2.900 euro al mese, una spesa che grava sui bilanci familiari.

Fra le osservazioni rivolte alla Regione c’è anche una valutazione sulla riforma delle Ipab: secondo Filice la semplice modifica della forma giuridica degli enti «non risolve la piaga della non autosufficienza». Lo Spi Cgil chiede quindi un rafforzamento dell’assistenza domiciliare e maggiori risorse per le strutture pubbliche, per i centri diurni, per l’Assistenza domiciliare integrata (ADI) e per il Servizio di assistenza domiciliare (SAD).

Fra le proposte pratiche del sindacato figurano anche l’aumento delle impegnative di residenzialità — sia nel numero delle quote sia nel loro valore economico — e una semplificazione delle procedure di valutazione e accesso ai servizi, per rendere i percorsi più rapidi e trasparenti.

Lo Spi Cgil propone infine l’avvio di un confronto con Ulss 9, gli Ambiti territoriali sociali, la Conferenza dei sindaci e i Comuni veronesi per definire un «Patto per la non autosufficienza», con l’obiettivo di costruire una mappa dei bisogni, dei tempi di attesa e delle risorse disponibili. "Dopo un quarto di secolo di rinvii — ha concluso Filice — non bastano più gli annunci: servono risposte certe su cosa cambia, con quali coperture e in quali tempi".

Fonte: Raccontiamo Verona

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