A Verona circa 2.000 anziani in lista d’attesa per un posto in struttura, Spi Cgil chiede interventi
Lo Spi Cgil segnala 2mila persone in attesa nell’Ulss 9 Scaligera (11mila a livello regionale) e sollecita potenziamento dell’assistenza domiciliare e risorse per strutture pubbliche
Lo Spi Cgil di Verona segnala che sono circa 2.000 gli anziani in lista d’attesa per ottenere un posto in struttura nell’area dell’Ulss 9 Scaligera; la stessa rilevazione indica che, su scala regionale, il numero degli anziani in attesa arriva a circa 11.000.
Il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, ha sottolineato che «un’emergenza è un evento improvviso», ricordando invece che l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei casi di non autosufficienza, il logoramento dei caregiver e l’aumento delle rette sono dinamiche note e denunciate da anni.
Il sindacato evidenzia inoltre che per gli anziani che non possono accedere alle quote di residenzialità coperte dal sistema pubblico le rette private possono arrivare a 2.800–2.900 euro al mese, una spesa che grava sui bilanci familiari.
Fra le osservazioni rivolte alla Regione c’è anche una valutazione sulla riforma delle Ipab: secondo Filice la semplice modifica della forma giuridica degli enti «non risolve la piaga della non autosufficienza». Lo Spi Cgil chiede quindi un rafforzamento dell’assistenza domiciliare e maggiori risorse per le strutture pubbliche, per i centri diurni, per l’Assistenza domiciliare integrata (ADI) e per il Servizio di assistenza domiciliare (SAD).
Fra le proposte pratiche del sindacato figurano anche l’aumento delle impegnative di residenzialità — sia nel numero delle quote sia nel loro valore economico — e una semplificazione delle procedure di valutazione e accesso ai servizi, per rendere i percorsi più rapidi e trasparenti.
Lo Spi Cgil propone infine l’avvio di un confronto con Ulss 9, gli Ambiti territoriali sociali, la Conferenza dei sindaci e i Comuni veronesi per definire un «Patto per la non autosufficienza», con l’obiettivo di costruire una mappa dei bisogni, dei tempi di attesa e delle risorse disponibili. "Dopo un quarto di secolo di rinvii — ha concluso Filice — non bastano più gli annunci: servono risposte certe su cosa cambia, con quali coperture e in quali tempi".