Verona · 18 Settembre 2026

Fatturato in aumento ma margini risicati: come una piccola officina veronese ha ritrovato utile e controllo dei costi

Analisi di tre mesi, mappatura dei tempi e nuove regole di prezzo: l’esempio di un’azienda meccanica con 22 dipendenti

Fatturato in aumento ma margini risicati: come una piccola officina veronese ha ritrovato utile e controllo dei costi

Molte imprese si trovano in una situazione simile: il fatturato cresce, il lavoro non manca, ma l’utile non segue. Il bilancio generale non spiega perché alcuni lavori sembrino “mangiare” redditività: per questo servono analisi mirate sui processi e sui tempi effettivi.

L’esempio raccontato riguarda una ditta di lavorazioni meccaniche della provincia con 22 dipendenti. L’azienda svolgeva due tipi di attività: commesse su disegno per clienti storici e una linea di componenti a catalogo, nata quasi per caso sei anni prima e in crescita continua. Nel 2025 la linea a catalogo rappresentava circa il 40% del fatturato, ma aveva un’incidenza molto bassa sul margine.

Un’analisi condotta su un trimestre — registrando ordini chiusi, materiali, ore di reparto e ore di ufficio — ha evidenziato che le commesse su disegno mantenevano un margine intorno al 18%, mentre la linea a catalogo era intorno al 3%. In particolare la linea a catalogo assorbiva quasi metà del tempo disponibile in fabbrica, senza restituire un margine adeguato.

La sorpresa non è venuta dai materiali, che erano sempre stati conteggiati, ma dal tempo d’ufficio. Ogni ordine a catalogo generava conferme, documenti di trasporto, fatture e occasionali contestazioni, con un impegno amministrativo simile a quello di una commessa da 40.000 euro ma per un valore di circa 800 euro. Finché quel tempo non viene attribuito alle singole attività, sparisce dai conti e abbassa il margine complessivo.

Cristian Andreatini, consulente strategico per PMI citato nell’articolo, osserva che spesso il tempo d’ufficio non viene contabilizzato e che solo con numeri certi si può negoziare il prezzo con i clienti. Il conteggio effettuato nell’azienda è stato completato in due settimane dall’impiegata amministrativa che già emetteva le fatture, senza acquisti o installazioni di nuovi strumenti.

Sulla base dei risultati l’azienda non ha eliminato la linea a catalogo, ma ha mappato i processi, introdotto procedure operative, ritoccato i prezzi di alcuni codici e fissato un ordine minimo. L’anno successivo il fatturato è diminuito di circa il 6% mentre l’utile è aumentato.

L’articolo segnala inoltre alcune misure semplici che molte imprese trascurano: registrare le richieste ricevute per capire quante se ne perdono e quanto tempo passa tra domanda e risposta; monitorare il tempo non fatturato (sopralluoghi, preventivi rifatti, telefonate di assistenza, lavori da rifare) per identificare clienti o attività che assorbono ore sproporzionate; calcolare il prezzo minimo sostenibile sommando i costi di struttura e dividendo per le ore vendibili reali dell’anno.

Queste misure non dicono automaticamente quali lavori si debbano mantenere o lasciare, ma forniscono numeri per decisioni consapevoli: un’attività con margine ridotto può avere valore strategico per coprire costi fissi o occupare la produzione nei periodi di scarico.

Infine viene richiamata l’importanza della periodicità: una fotografia presa una sola volta serve per discutere, ma se il calcolo viene rinnovato ogni tre mesi diventa strumento di decisione. E nelle imprese familiari, dove spesso il fondatore conservava queste informazioni a mente, il passaggio generazionale richiede che quei conti vengano messi per iscritto mentre chi li conosce è ancora in azienda.

Fonte: Raccontiamo Verona

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