Verona · 21 Settembre 2026

Isola della Scala: Haidi Zanaboni ammette le responsabilità e presenta scuse pubbliche dopo indagine sulla raccolta fondi

La polizia locale, con l'autorizzazione della Procura di Verona e in collaborazione con la Guardia di finanza, ha avviato accertamenti su documentazione sanitaria ritenuta contraffatta; la donna dichiara di voler devolvere l'intero importo ad AIRC.

Isola della Scala: Haidi Zanaboni ammette le responsabilità e presenta scuse pubbliche dopo indagine sulla raccolta fondi

La polizia locale di Isola della Scala, con l'autorizzazione della Procura di Verona e in collaborazione con la Guardia di finanza, ha avviato accertamenti su una raccolta di fondi sostenuta da documentazione sanitaria che risulterebbe contraffatta. Al centro dell'indagine c'è una donna identificata come Haidi Zanaboni, che ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto pubblicamente scusa, secondo quanto riportato dal comando locale.

Secondo il comandante della polizia locale di Isola della Scala, Andrea Pasquali, gli accertamenti hanno evidenziato la contraffazione della documentazione sanitaria utilizzata e la non corrispondenza al vero delle prestazioni e delle spese rappresentate alle persone alle quali venivano rivolte le richieste di denaro. Il comando precisa che il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che non è intervenuto un accertamento definitivo delle responsabilità.

È la stessa Zanaboni, tramite una dichiarazione trasmessa dalla propria legale, a rendere pubbliche le scuse con l'intento, ha precisato la polizia locale, di “evitare ulteriori versamenti dei denaro riconducibili alla medesima vicenda”. La lettera è datata Verona 8 luglio 2026 e si rivolge, si legge, “alle associazioni benefiche, ai donatori, ai volontari e alla comunità”.

Nella nota la donna scrive: “Con questa nota ufficiale intendo rivolgere le mie più profonde e incondizionate scuse a tutte le associazioni benefiche, ai donatori, ai volontari e alla comunità intera per la gravissima condotta di cui si è resa responsabile”. Zanaboni ammette inoltre: “Ho mentito sulla salute di mio figlio, aggravando ingiustificatamente la sua malattia e affermando che fosse affetto da un tumore in fase terminale, circostanza non veritiera”.

La dichiarazione riporta che la donna avrebbe rappresentato una situazione più grave rispetto a quella reale per ottenere aiuti economici, motivando il comportamento con un periodo di gravissimo disagio economico e una situazione psicologica compromessa, ma precisando di non voler usare tali condizioni come giustificazione: “La povertà e la fragilità mentale non scusano e non giustificano in alcun modo un inganno così doloroso, che ha sottratto attenzione a chi soffre davvero”.

Nella lettera viene inoltre indicato un percorso per cercare di rimediare: nonostante l'attuale assenza di occupazione renda difficile reperire le risorse, Zanaboni dichiara di essersi attivata “con ogni mezzo possibile” per raccogliere una somma di denaro e afferma che l'intero importo, “secondo quanto dichiarato”, sarà devoluto all'Airc, Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro.

Il caso resta oggetto di indagine nelle fasi preliminari; non sono riportati accertamenti giudiziari definitivi sulle responsabilità.

Fonte: Raccontiamo Verona

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